sabato 2 luglio 2016

LA GUERRA OCCULTA. Gli apparati di "guerra non ortodossa" nei documenti degli archivi di Stato.




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Esce oggi un nuovo libro della 

COLLANA “I CASI GIUDIZIARI”





INDICE


La collana. Presentazione. 5

Introduzione. 11

ABBREVIAZIONI USATE NEL TESTO   22

SINTESI CRONOLOGICA   23

RELAZIONE DI PERIZIA   33

1)      La scelta degli archivi visitati. 33
2)      Lo stato degli archivi. 35
3)      Il metodo della ricerca. 38
4)      La rielaborazione del materiale e l'esposizione dei     risultati della ricerca. 39

PARTE I 43

Il Dibattito sulla Guerra Rivoluzionaria   43

1.      La svolta del 1960. 43
2.      La controinsorgenza. 46
3.      La guerra rivoluzionaria. 50

PARTE II 56

I gruppi di pressione anticomunisti e l'Internazionale Nera   56

1.      I gruppi di pressione nella lotta anticomunista. 56
2.      L'Antibolshevik Bloc of Nations. 60
3.      L'anticomunismo asiatico. 66
4.      L'anticomunismo negli Usa. 72
5.      Dalla Lega della Libertà alla Wacl. 77
6.      L'internazionale nera. 82
7.      Il ruolo dell’Oas. 93
8.      I rapporti fra Internazionale Nera e Wacl. 98

PARTE III 103

Le Stay Behind Nets ed i Nuclei di Difesa dello Stato   103

1.      Gli apparati di guerra non ortodossa negli anni cinquanta. 103
2.      La nascita di Gladio. 105
3.      La guerra rivoluzionaria nei documenti del Sifar: un manifesto per la guerra civile. 112
4.      Alcune considerazioni in merito. 120
5.      Il difficile biennio 1965-66. 123
6.      I Nuclei Territoriali di Difesa dello Stato. 127
7.      Il ruolo dei monarchici. 132
8.      Alcune considerazioni sugli apparati di guerra non ortodossa. 135

PARTE IV   139

Il MSI ed i Volontari Nazionali 139

1.      II fallimento della strategia dell'inserimento e la crisi del Msi. 139
2.      I rapporti del Msi con l'estrema destra ed i tentativi di riaggregazione. 142
3.      I rapporti internazionali del Msi negli anni sessanta. 150
4.      I Volontari Nazionali. 157
5.      Il Convulso 1969: la situazione internazionale. 168
6.      Il 1969 in Italia. 171
7.      Gli esordi della segreteria Almirante. 175
8.      Il rientro di Ordine Nuovo nel Msi. 177
9.      Il Msi e l'Internazionale nera nel 1969. 182
10.         La preparazione del Msi all' “autunno caldo”. 184

PARTE V   191

Ordine Nuovo e l 'Aginter Presse

1.      Ordine nuovo dalla fondazione al 1968. 191
2.      On e l’Aginter Presse. 195
3.      Il caso Tronfi-Brillo. 211
4.      Armando Mortilla, alias Aristo. 214
5.      L’Aginter Presse e l'Ambasciata cinese a Berna. 218
6.      Perchè il Portogallo. 224
7.      I rapporti fra Guerin Serac e Kostas Plevris. 226
8.      Aginter Presse e Cia. 230

PARTE VI 232

Le altre Organizzazioni della destra extraparlamentare

1.      Avanguardia Nazionale: dagli esordi allo scioglimento. 232
2.      La vicenda dei “manifesti cinesi”. 236
3.      Avanguardia Nazionale ed i rapporti con l’Ufficio Affari Riservati. 240
4.      Avanguardia Nazionale e le infiltrazioni nell’estrema sinistra. 247
5.      La ricostituzione di Avanguardia Nazionale ed i rapporti con Borghese. 248
6.      Il Fronte Nazionale e la “Notte della Madonna”. 249
7.      Le organizzazioni minori dell'estrema destra. 261
8.      I gruppi tradizionalisti: Civiltà Cristiana ed Europa-Civiltà. 262
9.      L'Ordine del Combattentismo Attivo (Orcat). 269
10.    Il Movimento di Azione Rivoluzionaria e Jordan Vesselinoff. 273
11.    I rapporti fra Msi e destra extraparlamentare dopo il 1969. 280

PARTE VII 295

La crisi diplomatica italo-ellenica del 1969 ed i riflessi sull'Alleanza atlantica   295

1.      La rilevanza della questione greca dopo il colpo di stato del 21 aprile 1967. 295
2.      I problemi della stabilizzazione del regime dei colonnelli. 297
3.      Il Rapporto D'Orlandi. 299
4.      La visita di Papandreu. 302
5.      Dalla Conferenza Atlantica alla riunione del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa. 308
6.      Dall'estate delle bombe alla riunione del Consiglio di Europa. 312
7.      Il Consiglio Nato del giugno 1970 e la stabilizzazione del regime dei colonnelli. 317
8.      Le attività dei greci in Italia e l'estrema destra. Il Signor P. 327
9.      Le attività della Resistenza greca in Italia. 338

CONCLUSIONI 342

ELENCO DEI DOCUMENTI ACQUISITI 352

BIBLIOGRAFIA   379



Introduzione.


Il conflitto URSS - mondo occidentale ha caratterizzato e condizionato nel modo peggiore tutto il ‘900. Questa segreta guerra, combattuta con la folle logica che “lo scopo giustifica i mezzi”, ha portato uomini a compiere azioni ingiustificabili ed abnormi.

Una guerra che, con la collaborazione del Vaticano[1], è stata combattuta senza scrupoli anche in Italia da un segreto esercito (il cui reclutamento è iniziato già durante la seconda guerra mondiale[2]) per permettere agli angloamericani, senza in alcun modo apparire, di poter intervenire nella politica interna del paese in funzione anticomunista o, per dirla con parole del capitano dell’OSS Peter Tompkins: “La politica alleata pianificò di addestrare, finanziare ed armare la feccia fascista per imporre la loro politica pseudo comunista, reclutando mafiosi[3], mercenari, killer, psicopatici, esaltati ed opportunisti a cui affidare il lavoro sporco”.[4]

Dal 1944 al 1946 gli uomini reclutati durante il conflitto vengono organizzati in diversi movimenti armati (tra cui Fronte Antibolscevico Internazionale,[5] Fronte Democratico per l’Unione Mediterranea,[6] Federazione Italiana Combattenti Repubblicani,[7] Armata Italiana di Liberazione,[8] ecc.

Nella primavera del 1947 i comandi militari alleati in Europa, senza alcuna autorizzazione da parte delle autorità politiche, si riuniscono a Livorno per discutere le modalità di infiltrazione nella nostra penisola[9] attraverso la creazione di una rete informativa a carattere anticomunista segretissima.[10]
Il 19 dicembre 1947 la direttiva top secret NCS-4a impartita dal National Security Council dà istruzioni alla Cia perché siano intraprese «operazioni psicologiche coperte» a supporto delle politiche anticomuniste degli Stati Uniti.[11]

Nel 1948 la direttiva viene sostituita dalla NSC 10/2: “che autorizza la CIA a intraprendere operazioni politiche e paramilitari segrete”[12] ed in cui si specifica che le operazioni coperte[13] devono essere: “pianificate e condotte in modo tale che la responsabilità del governo americano non risulti evidente alle persone non autorizzate e che, se scoperte, il governo degli Stati Uniti possa respingere in modo convincente qualsiasi implicazione”.[14]

L’08 marzo 1948, in vista delle elezioni politiche del 18 aprile 1948, con il documento 1/3 del National Security Council[15] gli Stati Uniti invitano a fare un ultimo sforzo, “anche a rischio di una guerra civile”, per prevenire una partecipazione comunista al governo attraverso mezzi legali, mettendo a disposizione di gruppi clandestini, ancora una volta, assistenza finanziaria e militare:[16]La possibilità di una presa del potere comunista in Italia come risultato elettorale aveva preoccupato molto gli ambienti politici di Washington prima delle elezioni italiane del 1948. Anzi era stata soprattutto questa paura a portare alla creazione dell’Office of Politicy Coordination[17] che dava alla CIA la possibilità di intraprendere operazioni politiche, propagandistiche e paramilitari segrete”.[18]

Dal dicembre del 1952[19], il Sifar è segretamente vincolato a rispettare gli obiettivi di un piano permanente di offensiva anticomunista americano chiamato «Demagnetize» (Psychological Operation Plan for the Reduction of Comunist Power in Italy), e consistente in operazioni politiche, paramilitari e psicologiche atte a ridurre «con qualsiasi mezzo» la presenza del Partito comunista in Italia.

Nel 1953 la CIA invia a Roma l’agente William Colby (ex veterano dell’OSS che, nel 1973, diventerà direttore della Cia), con il compito di interferire nella politica interna ed impedire un successo del PCI alle elezioni del 1958: Il ...trasferimento a Roma, nell’autunno del 1953, segnò l’inizio di una  esperienza grandiosa ...una delle sfide più emozionanti che la CIA aveva da offrire, dirigere il più vasto programma di azione politica clandestina intrapresa fino a quel momento (e per la verità anche in seguito).[20]

Nel 1962 John Kennedy[21] decide di appoggiare la cauta apertura a sinistra che si sta tentando in Italia, ma il Pentagono non concorda con la nuova linea politica del Presidente. Kennedy, viste le resistenze interne dei militari, è, quindi, costretto ad operare sulla nostra penisola alcuni avvicendamenti: Vernon Walters[22] viene sostituito dal più duttile colonnello James P. Strauss. La mossa di Kennedy, però, non solo non porta al risultato sperato, ma determina un inasprimento delle operazioni coperte nel nostro paese per rendere ancora più reale e concreto il «pericolo rosso».
Walters prima di lasciare l’Italia si accorda con De Lorenzo perché le consegne per quanto riguarda i piani ultrasegreti di intervento negli affari italiani continuino ad essere riportate a lui e non al suo successore; mentre Harvey[23] suggerisce al colonnello Rocca[24] di organizzare «squadre d’azione» con il compito di provocare incidenti nelle manifestazioni, far compiere attentati contro le sedi della Democrazia cristiana e di alcuni quotidiani del nord da attribuirsi alle sinistre; sono necessari altresì gruppi di pressione che chiedano, a fronte degli attentati, misure di emergenza al governo e al capo dello Stato.[25]

Nel 1962 i vertici militari alleati – visti i vari insuccessi nel corso dei conflitti mondiali (Vietnam, Cuba, Algeria, Indocina, Corea, ecc..) in cui eserciti regolari non riescano ad avere la meglio su reparti formati prevalentemente da contadini mal equipaggiati e scalzi[26] e riconsiderate, quindi, le tecniche con cui condurre la guerra al comunismo - decidono che, se nei paesi in via di sviluppo le tecniche di guerriglia[27] possono essere utilizzate con successo (National Security Action Memorandum n.124 del 18 gennaio e nota aggiuntiva n. 182 del 1962[28]), per sconfiggere il pericolo rosso nei paesi industrializzati si deve ricorrere alla guerra rivoluzionaria. 

Ma in cosa consiste la guerra rivoluzionaria, come è stata combattuta nel nostro paese e chi vi ha partecipato?

La risposta in questa consulenza del prof. Aldo Sabino Giannuli.







 La Collana "I casi giudiziari". Presentazione.


La collana “i Casi giudiziari”, costituisce un nuovo strumento di lavoro e aggiornamento per tutti, non solo per studiosi e studenti di diritto. 

In essa presentiamo alcuni documenti (sentenze, requisitorie, consulenze, atti di commissioni parlamentari, ecc.) delle principali vicende che hanno caratterizzato la storia d’Italia.

Studiare i casi giudiziari più importanti significa addentrarsi nell'attualità con un grado di approfondimento impossibile da realizzare con la lettura dei giornali o delle riviste di cronaca.

Coloro che studiano il diritto potranno approfondire le tematiche più interessanti direttamente dalle fonti. Gli appassionati di cronaca potranno, invece, informarsi e aggiornarsi direttamente dalle fonti ufficiali, leggendo materiali spesso più appassionanti di un romanzo.

La collana nasce grazie anche al Centro documentazione archivio Flamigni, (www.archivioflamigni.org), creato dal senatore Sergio Flamigni, che mette a disposizione, di chiunque li voglia consultare, gli atti ufficiali delle commissioni parlamentari, sentenze e documenti riguardanti la storia d’Italia di questi ultimi decenni.





[1] Tna/Pro, Gfm 33/433. In un telegramma inviato dall’Ambasciata germanica presso la Santa Sede (von Weiszaecker) al Ministero degli Esteri (Berlino) si legge: “Il 12 luglio 1941, un rapporto segreto del ministero degli Esteri tedesco informa che «un confidente attendibile, in ottimi rapporti con il Vaticano, ha riferito le seguenti notizie risalenti al giugno del 1941». Il rappresentante dell’ambasciatore straordinario statunitense in Vaticano, Harold Tittman, ha sostenuto qualche settimana fa una serie di colloqui con Papa Pio XII. Tittman si è lamentato con il pontefice del fatto che il Vaticano si comporta in modo eccessivamente tollerante nei confronti dei dittatori. In un’occasione Tittman ha accennato ad avvenimenti sconosciuti all’opinione pubblica. Prima della guerra, il Vaticano si trovava già in una cronica crisi finanziaria. Le sue fonti di denaro più cospicue - provenienti da Olanda, Belgio, Francia, Austria e Spagna - erano venute meno. In seguito alla deflagrazione del conflitto, quindi, il Vaticano ha ricevuto una somma considerevole dagli Stati Uniti d’America, mascherata da obolo dei cattolici americani. In realtà questo denaro proveniva da un fondo segreto del presidente Roosevelt. Tittman ha fatto riferimento a questi finanziamenti americani con il piglio del banchiere che chiede conto ai suoi debitori. Nonostante i toni straordinariamente forti, il Papa ha risposto con pacatezza: «Il denaro americano è stato utilizzato soprattutto per allestire una rete di confidenti in vari paesi. Gli Stati Uniti dovrebbero comprendere la posizione del Vaticano. Il conflitto russo-tedesco sta per cominciare. Il Vaticano farà di tutto per accelerare lo scoppio della guerra e per convincere Hitler ad agire, con la promessa di un sostegno morale. La Germania dovrebbe sconfiggere la Russia, ma si indebolirebbe a tal punto che, nei suoi confronti, si potrebbe procedere in maniera del tutto diversa»”. (In Tranfaglia, 2011, pg. 235). Nara, rg. 226, s. 210, b. 525, f. 45: “...la Santa Sede ha interessi materiali in tutto il globo e si contrappone in modo assoluto al crescente movimento comunista occidentale...”; Nara, rg. 226, s. 210, b. 440, f. 1: 13 dicembre 1943, Eventi in Vaticano. “...Pio XII sogna un’unione delle antiche nazioni civilizzate per isolare il bolscevismo ad est, come fece Innocenzo XI, che unificò il continente e liberò Budapest e Vienna dai mussulmani...”. (In Nicola Tranfaglia, Come nasce la repubblica, Bompiani, maggio 2004). Nara, rg. 226, s. 210, b. 525, f. 45: “...il Vaticano (che possiede la miglior organizzazione spionistica del mondo) si trova proprio in territorio italiano”. Anche successivamente alla fine della guerra il Vaticano, attraverso i gesuiti, continuerà nella sua attività spionistica a favore degli Alleati, come conferma questo telegramma (Nara, rg 226, s. 174, b.1, f.1) inviato a Roma a Washington l’08 novembre 1945: “Il papa ha istruito il capo dei gesuiti, padre Norbert De Boynes, a effettuare una dettagliata ricerca per entrare in possesso delle prove degli ordini e dell’aiuto finanziario inviati dall’Unione Sovietica ai comunisti italiani. Tale missione dovrà essere affidata a gesuiti intelligenti e ben addestrati, in grado di spostarsi per tutta l’Italia senza destare particolari sospetti. La Santa Sede desidera trasmettere tali prove agli Alleati per contribuire alla lotta al comunismo, che tenta di espandere la sua influenza in tutta l’Europa. De Boynes dispone di gesuiti in grado di assumersi tale missione. Per anni, infatti, costoro si sono specializzati nell’aspra lotta al comunismo e hanno una perfetta conoscenza della lingua russa”. (In Tranfaglia, 2011, pp. 140-141).
[2] Il capo dell’OSS Donovan, nel 1943, invia sulla nostra penisola da Londra, James Jesus Angleton a cui affida il comando della sezione di controspionaggio denominata X-2: “Il suo compito è quello di catturare agenti segreti nemici e reimpiegarli («turn them»), all’insaputa dei loro controllori”. (In Antony Cave Brown, The secret War Report of the OSS, Berkley P.C., New York, 1976, p. 570). Angleton attinge a piene mani tra gli uomini dell’O.V.R.A (Cfr. Nara, rg 226, s. 92A, b. 12, f 170: vista:“ ...la presenza di molti opportunisti, e alcuni possono ritenere vantaggioso servire fedelmente gli alleati”),  del S.I.M,(Cfr. Nara, rg 226, s. 92A, b. 12, f 170: “Tutti i suoi capi, dal colonnello Agrifoglio al maggiore Dotti, sono arrivati alla posizioni che occupano grazie al loro servilismo nei confronti dei gerarchi fascisti e a quelli che una volta venivano definiti «meriti fascisti»... e il suo organico è composto da un ristretto ma brillante gruppo di uomini determinati, capaci di qualunque forma di doppio gioco...”; Nara, rg. 226, s. 92A, b. 12, f. 170: “tra gli italiani verrebbe meno la fiducia negli Stati Uniti e nella democrazia se emergesse che l’OSS sostiene il Sim... un’organizzazione ultra fascista responsabile, ad esempio, dell’assassinio dei fratelli Rosselli. Gli italiani erano convinti che il Sim sarebbe stata la prima organizzazione a essere soppressa all’indomani dello sbarco alleato ) e della Decima Mas (Cfr. Nara, Rg, 226, s. 174, b. 36, f. 253: “Riteniamo che la loro cattura sia di sostanziale importanza nell’ambito del controspionaggio di lungo periodo, viste le serie implicazioni del movimento....Intelligenti, capaci, addestrati in maniera speciale, motivati da un forte nazionalismo, da un profondo anticomunismo e da una grande ammirazione per il principe Borghese...”, in Giuseppe Cassarubea, Storia segreta della Sicilia, ed. Bompiani, ottobre 2007, pp. 52-53). Angleton, nel maggio 1945, insieme a Federico Umberto d’Amato (che ritroveremo a capo dell’Uffici Affari Riservati, protagonista della c.d. «strategia della tensione»), sottrae alla fucilazione il comandante della Decima Mas, il Principe Junio Valerio Borghese e si prodiga per fargli ottenere l’impunità per i crimini compiuti durante il conflitto. Cfr. Nara, rg 226, s. 108A, b. 260, f. jzx - 5402 del 06 novembre 1945, Titolo Comandante Valerio Borghese: “È di primaria importanza evitare il processo e l’esecuzione di Borghese da parte degli italiani...Il soggetto è di grande interesse per le attività di lungo periodo... Borghese deve poter godere dei vantaggi di un’amnistia generale, che verrà presumibilmente annunciata a breve e che sarà accompagnata dallo scioglimento dei tribunali delle epurazioni...Firmato James Angleton”).
[3] Ma gli americani, per sconfiggere il pericolo rosso, hanno attuato la stessa modalità di azione anche in altri paesi: in Giappone la Yakuza e in Francia la malavita corsa. Cfr. Aldo Sabino Giannuli, Procura della Repubblica di Milano, proc. penale n. 2/92F R.G.G.I., n. 9/92° R.G.P.M., relazione di consulenza del 12.3.1997, pg. 10 : “Dopo la resa, il Giappone venne occupato militarmente e l’amministrazione militare tentò inizialmente di avviare una riforma della struttura sociale giapponese attraverso lo scioglimento delle concentrazioni imprenditoriali (gli zaibatsu), la democratizzazione della vita politica e la messa al bando delle associazioni segrete dell’estrema destra e della malavita (la Yakuza), ma, già prima del conflitto coreano, il programma di riforme venne abbandonato e il trattato di pace si limitò ad imporre severe restrizioni al riarmo del Giappone. Al contrario, la stessa amministrazione americana, guidata da Mc Arthur, provvide a liberare gli esponenti dell’estrema destra e della Yakuza ed a favorire la rinascita degli zaibatsu. In particolare l’alleanza con destra e gangster (secondo il modello sperimentato poco prima in Francia -con la malavita corsa- ed in Italia -con la Mafia-) si rivelò assai utile per sconfiggere le sinistre”.
[4] Peter Tompkins, Strategy of Terror, or the secret history of the president’s National Security Council, inedito. Traduzione allegata al procedimento penale 91/97 R.G. Mod. 21 della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Brescia; Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, Doc. XXIII, n. 64, Vol. I, Tomo VI, Pg. 239: “La testimonianza di Tompkins, peraltro avvalorata da numerosi documenti che ne confermano l’attendibilità, dimostra come esistesse proprio una precisa direttiva dell’Oss che prevedeva l’arruolamento di ex agenti dell’OVRA fascista e di ex militari nazisti fin dal 1944 per costituire le reti clandestine anticomuniste da utilizzare per le covert operations”.

[5] Cfr. Acs, SIS, B. 46, f, LP155/Fronte Internazionale Antibolscevico, 22 ottobre 1947, segreto: “Il Fronte Antibolscevico internazionale ha aumentato le proprie forze specie nel nord dove ha ricostruito i propri reparti mediante l’ausilio del generale Nicchiarelli (a capo della spedizione in Russia e, poi, Capo della GNR nella Repubblica di Salò). Si calcola che le forze superino adesso i 300.000 aderenti per l’immissione nel fronte di alcune migliaia di congiunti delle vittime dell’insurrezione del nord. Il fronte ha aderito al Fronte democratico dell’Unione Mediterranea, di cui è capo politico Cambareri che ha rapporti con l’estero, principalmente con le Americhe e la Spagna, e che è stato fra i dirigenti della rivoluzione che ha portato al potere Peron. Nicchiarelli e Cambareri hanno impartito, d’accordo con il generale Canevari, che è comandante militare superiore del Fronte, queste direttive: atteggiamenti, ed eventualmente governo democratico, favorevoli alla politica di Truman".
Cfr. Na/Uk, Wo 204/12650, Attività neofasciste in Italia, vol. 2 Titolo: Contatti di Carlo Andreoni con il movimento neofascista, 17 maggio 1946: "Da un colloquio tra Carlo Andreoni ed Angleton apprendiamo che il pamphlet «Fronte antibolscevico italiano» è stato scritto da Pino Romualdi in persona. Ed è Buttazzoni a illustrarne i contenuti ad Angleton, nell’aprile del 1946. L’ideologo del Fai è, quindi, l’ex vicesegretario del Pfr". 
[6] Aldo Sabino Giannuli, Ctu citata, Archivio Campari, pg. 40-41, Fronte Democratico per l’Unione Mediterranea:“...in cui confluivano le organizzazioni anticomuniste di quattro paesi (Francia, Spagna, Portogallo, Italia), e fra esse il Fronte antibolscevico ne diventava la sezione italiana....notiamo brevemente che la formula dell’”Unione Mediterranea” in chiave anticomunista ed estesa ai quattro paesi latini, sarà ripresa – con la sigla  Umac – pari pari 20 anni più tardi dai reduci dell’Oas (De Massey, Meningaud, Chevallet), con l’appoggio dei regimi di Madrid e Lisbona, ad essa parteciperanno personaggi come Giannettini, Torchia, Pingitore e Petronio”.
[7] Ibidem, pg. 41, la Federazione Italiana Combattenti Repubblicani: “Aperta ai combattenti di tutte le guerre, sagace espediente per organizzare i reduci dell’RSI senza dirlo apertamente, forte di circa 18.000 iscritti in Lazio, che aveva prontamente aderito all’Unione Mediterranea. Alla federazione combattentistica giungeva anche una lettera di appoggio del leader del Psli Saragat”.
[8] L’AIL, Armata Italiana di Liberazione, che si proponeva: “la lotta contro i socialcomunisti con l’intenzione di provocare campagne stampa ed incidenti atti a dimostrare che l’attuale regime repubblicano non ha ragione né forza di esistere, spianando così la via ad un ritorno della monarchia o di una dittatura, magari a carattere militare” (nota del Sis del 15 ottobre 1947 in Aldo Sabino Giannuli, Relazione di consulenza citata, Caserma Campari, pg. 49), è sostenuta finanziariamente e militarmente dall’OSS, composta in gran parte da carabinieri, organizzata militarmente per cellule e squadre (il reclutamento avveniva con modalità simile a quella richiesta per entrare in una loggia massonica, ovvero occorreva essere presentati da due persone già affiliate) e sul cui scheletro nascerà Gladio il cui simbolo, una corta spada dei gladiatori, che oggi possiamo trovare nello stemma del Col Moschin (IX Reggimento d’Assalto paracadutisti dell’Esercito italiano), era il simbolo distintivo delle Brigate Nere di Salò. 
[9] Aldo Sabino Giannuli, Ctu Archivio Campari, pg. 21, nota Sis del 09 giugno 1947: “...sarebbe, invece prevista una penetrazione economico militare dell’Italia da parte degli Stati Uniti, che però si svolgerebbe sotto una forma più sottile e meno tangibile, con missioni di addestramento, il cui invio sarà richiesto dallo stesso governo italiano, con missioni commerciali, viaggiatori privati, turisti e così via. Si prevede per i mesi venturi un forte influsso (sic) di tali «turisti» americani, dei quali molti si stabiliranno in Italia, svolgendo in apparenza qualche attività commerciale scientifica, mentre il loro vero compito sarebbe quello di costituire i quadri di un’organizzazione militare, utilizzabile nel caso di un capovolgimento della situazione internazionale”. In effetti, le note del Sis iniziavano, nei mesi successivi, a segnalare l’arrivo dei «turisti», «commercianti» e «rappresentanti culturali».
[10] Ibidem, pg. 26, nota Sis del 10 luglio 1947: “Secondo le notizie che è stato possibile raccogliere in merito alla nota riunione tenuta di recente a Livorno tra gli alti ufficiali alleati, alla quale erano stati invitati vari ufficiali italiani appartenenti all’Ail, sarebbe stato deciso da parte alleata, di formare con vari ufficiali italiani allontanati dall’esercito, una rete informativa carattere anticomunista, che in un primo tempo verrebbe inquadrata da alcuni specialisti anglo americani. Tale rete dovrebbe rimanere segretissima, anche nei confronti dello Stato Maggiore italiano e verrebbe largamente finanziata ed equipaggiata dagli americani. Nel caso che l’organizzazione venisse scoperta dalle forze avverse gli alleati sconfesserebbero gli appartenenti ad essa...”.
[11] Ibidem, pg. 40
[12] William Colby, La mia vita nella CIA, Mursia, 1981, pg. 54.
[13] Tra cui: propaganda, guerra economica, azioni dirette e preventive, incluso il sabotaggio, l’antisabotaggio, le distruzioni, la sovversione contro Stati ostili con assistenza ai movimenti clandestini di resistenza, guerriglia e liberazione.
[14] Final Report of the Select Committee to Study Governamental Operation with Respect to Intelligence Activities United States Governement Printing Office, Washington, 1976.
[15] Relazione di perizia del CTU Giuseppe De Lutiis nei procedimenti penali n. 219/A/86 R.G.G.I.,  1329/A/84 R.G.G.I “Posizione degli Stati Uniti nei confronti dell’Italia alla luce della possibilità di una partecipazione comunista al governo attraverso mezzi legali,  si legge: «La dimostrazione di una ferma opposizione degli Stati Uniti al comunismo e la garanzia di un effettivo sostegno degli Stati Uniti potrebbe incoraggiare gli elementi non comunisti in Italia a fare un ultimo vigoroso sforzo anche a rischio di una guerra civile, per prevenire il consolidarsi di un controllo comunista». Vengono poi elencati i punti essenziali delle misure che gli Stati Uniti adotterebbero nel caso che i comunisti ottenessero il dominio del governo italiano con mezzi legali. Il piano è articolato in cinque punti: al punto C) si prevede di «iniziare una pianificazione militare congiunta con nazioni selezionate» e al punto D) si dispone di «fornire ai clandestini anticomunisti italiani assistenza finanziaria e militare».
[16] Rapporto inviato dal Foreing Office (Western Departement) a Mr. Halford, al Dipartimento dei Servizi di Sicurezza e all’Mi5. Tna/Pro, Kv 3/266: Movimento della destra italiana: assistenza americana (n. 141), dell’11 agosto 1947: “Il Signor Poletti (ex colonnello statunitense ed ex responsabile della Gma a Napoli, Roma e Milano) è giunto in Italia nel mese di giugno, in missione speciale per conto del governo americano. Ha incontrato il signor Jacini a Roma e, dopo un attento esame dell’organizzazione dei movimenti italiani di destra, ha promesso da parte del governo americano armi per il movimento ed un supporto finanziario per le sue attività in Italia...Poletti avrebbe posto come condizione per l’assistenza americana che il movimento della destra in tutta Italia sia collocato sotto un Comando unificato”, in Tranfaglia, 2011, pp. 211-212.

[17] William Colby, 1981, pp. 54-55: “Una unità speciale, eufemisticamente battezzata Office of Politicy Coordiantion (Ufficio di coordinamento politico = OPC), venne istituita con il compito di svolgere tali attività, sotto la direzione dei segretari di Stato e della Difesa, più il direttore della CIA. E Frank Wisner ... lavorando con estremo impegno e reclutando altri ex membri dell’OSS, cominciò a farla funzionare in un’atmosfera che ricordava quella di un Ordine dei Templari per salvare la libertà dell’Occidente dall’oscurantismo comunista... e dalla guerra”.
[18] Ibidem, pg. 82.
[19] Memorandum del Comando generale di Stato maggiore (Jcs) del governo americano, datato 14 maggio 1952 (e rimasto segretissimo sino al 1978): “La limitazione del potere dei comunisti in Italia e in Francia è un obiettivo prioritario: esso deve essere raggiunto con qualsiasi mezzo...”. In Sergio Flamigni, 1998, pg. 12
[20] William Colby, 1981.
[21] Il 22 novembre 1963 Kennedy viene ucciso a Dallas da Lee Harvey Oswald, ma per il Procuratore Distrettuale di New Orleans, Jim Garrison, dietro l’attentato c’è la regia di Jesus Angleton.
[22]    Vernon Walters, addetto militare presso l’ambasciata americana a Roma che solo pochi mesi prima, nel corso di una riunione aveva affermato: “Se il Psi dovesse entrare al governo, gli Stati Uniti dovrebbero invadere militarmente l’Italia”. Diventerà poi vice capo della Cia durante l’amministrazione Nixon. Cfr. Sergio Flamigni, 1998.
[23]    Bill Harvey, agente CIA conosciuto per il ruolo avuto nell’«Operazione Mangusta» (un programma segreto di propaganda, guerra psicologica, false flag e sabotaggio contro Cuba per eliminare i comunisti) chiese nel 1960 l’aiuto della mafia (del boss di Chicago John Rosselli) per progettare l’assassinio di Fidel Castro: “William Harvey ... aveva collaborato a progettare l’assassinio di Patrice Lumumba in Congo, e che all’interno della Cia aveva istituito il settore delle «Azioni esecutive»: «Era un eufemismo per definire un programma di eliminazione di leader stranieri inserendovi la capacità di commettere assassinii», dichiarerà il 25 giugno 1975 lo stesso Harvey, nel corso della sua testimonianza davanti al Comitato speciale del Senato americano”. In G. De Lutiis, 2010, pg. 67.
[24]    Giuseppe De Lutiis, 2010, pg. 69. Renzo Rocca, fedelissimo di De Lorenzo: «...sin dagli anni cinquanta, come capo del REI (l’ufficio del controspionaggio industriale) era stato impiegato per raccogliere finanziamenti «anticomunisti» nel mondo della grande industria dove Taviani lo aveva introdotto. [...] Per le mani di Rocca erano passati centinaia di miliardi («compensati» con commesse militari, appalti, esenzioni, licenze d’esportazione di armi, ecc.) che sempre a suo mezzo erano finiti a partiti, correnti e gruppi politici”. 
[25] De Lutiis, 2010, pp. 68-69: “Negli archivi della stazione Cia di Roma vi sono alcune liste di formazioni paramilitari di estrema destra che da tempo hanno offerto i loro servizi in funzione anticomunista. I nominativi – oltre 2.000 – contenuti nelle liste in possesso di Harvey si riferiscono a uomini capaci di uccidere, piazzare bombe e ordigni incendiari, fare propaganda”.
[26]    Sin dal dicembre del 1959 si svolgono in Europa diverse conferenze internazionali sul problema, di cui una in Italia (18 - 22 novembre 1961 a Roma) cui partecipano oltre a due ministri in carica (Gonella e Spataro), 8 ex ministri (Bettiol, Lombardo, Lucifredi, Martino, Pacciardi, Rossi, Togni, Rubinacci) e diversi sottosegretari, nonché Alliata di Montereale, Mario Tedeschi e Adriano Magi Braschi.
[27]    Ibidem, pg. 13. Il dibattito sulla guerra rivoluzionaria. 1. La svolta del 1960: “Si poneva all’attenzione l’efficacia della guerriglia e il suo ruolo strategico che aveva dimostrato come si potesse giungere alla vittoria anche senza l’appoggio di un esercito regolare. L’esperienza dell’Indocina doveva indurre a tale considerazione ove un raccogliticcio esercito di contadini mal equipaggiati aveva avuto la meglio su unità scelte francesi. Agli occhi dei comandi militari era la prova che contro il fenomeno guerrigliero i metodi convenzionali di combattimento non avevano possibilità di vittoria: «l’invisibilità del nemico, e l’assenza di centrali ‘scoperte’ da attaccare, condannano l’esercito Regolare a restare sulla difensiva, regalando il vantaggio dell’iniziativa all’avversario; mentre l’esigenza di proteggere un elevato numero di possibili obiettivi, obbliga a disperdere troppi uomini sul terreno vastissimo, senza poter prevedere dove il nemico raccoglierà le sue forze per sferrare l’attacco. Tutto questo pone l’esercito regolare in una posizione di svantaggio irrecuperabile, candidandolo a sicura sconfitta dopo un lento logoramento». Quest’analisi riceve autorevole avallo in sede accademica nei primi del 1962, con le due conferenze tenute da Carl Schmitt nelle università di Pamplona e Saragozza e raccolte nel volume «Teorie del partigiano». Schmitt indica nell’esperienza dell’OAS -l’Organisation de l’armée secrète, un’organizzazione clandestina francese che raggruppava i fautori del mantenimento della presenza coloniale francese in Algeria e i veterani della guerra già perduta in Indocina nel 1954 - il modello di risposta occidentale alla guerriglia del campo comunista”.   
[28] Ibidem, pp. 14-16: “In tali documenti si assumeva, come dottrina ufficiale dell’amministrazione USA la prevalenza, nella fase storica considerata, della guerriglia su ogni forma convenzionale di conflitto, e la conseguente necessità di impiego diretto delle forze armate americane in qualsiasi situazione si profilasse, anche solo potenzialmente, una qualche forma di insorgenza. Ne deriva un crescente impegno prima della Cia, poi della stessa Us Army, in moltissimi paesi del Terzo Mondo, che spingerà via via il governo americano – e, con esso, i vertici militari – a teorizzare una sempre maggiore interferenza americana nella politica interna dei paesi assistiti, anche al di là del consenso dei governi locali...Ed infatti il periodo che va dal 1960 al 1973 è il più intenso succedersi di tentativi di colpo di Stato - riusciti o falliti - dell’intero dopoguerra: Argentina 1960, marzo 1962, agosto 1962, 1963, 1966 e 1969; Bolivia 1964 e  197;, Brasile 1964, Repubblica domenicana 1962 e1963; Ecuador 1961 e 196;, El Salvador 1960 e 1961; Guatemala 1960 e 1963; Honduras 1963; Perù 1962, 1963 e 1968; Venezuela 1962; Birmania 1962; Ceylon  1962; Indonesia 1965; Laos 1960 e 1964; Nepal 1960; Viet Nam 1963; Iraq 1963; Libano 1961; Siria 1961, 1962, 1963 e 1966; Congo (Brazz) 1963; Etiopia 1961; Gabon 1964; Tanzania 1964; Togo 1963; Uganda 1964; Algeria 1965; Ghana 1966; Turchia 1960, 1962 e 1963; Congo (Kinshasa) 1965; Dahomey  1965 e 1967; Alto Volta 1966; Burundi 1966; Nigeria 1966; Repubblica Centrafricana 1966; Ruanda 1966; Sierra Leone 1966; Grecia 1967 e 1973; Mali 1968; Libia 1969; Sudan 1971; Uruguay 1973; Cile 1973.  Diversi di questi episodi trovano la causa in vicende interne ai vari eserciti e, in qualche caso, all’intervento, più o meno coperto, dei paesi dell’est, ma, nella netta maggioranza dei casi, è stato successivamente documentato il ruolo svolto dalla Cia. Sicuramente, il servizio di sicurezza americano ha avuto una funzione determinante nei casi più gravi (Vietnam 1963, Brasile 1964, Indonesia 1965, Grecia 1967, Cile 1973).  Pertanto, non è esagerato dire che l’applicazione dei programmi di contro-insorgenza ha costituito, negli anni 60, la più frequente ragione delle turbolenze militari verificatesi in quel periodo”.