martedì 14 marzo 2017

ARRIVEDERCI PEPPINO





Grazie Peppino,
sei stato un grande Amico e un grande Maestro.

Maestro di vita, prima che di altro, perché mi hai insegnato, con il tuo esempio, il rispetto, la discrezione, la disponibilità e l’umiltà.

Mi hai insegnato che il sapere, il vero sapere - non la semplice erudizione, che è piacere narcisistico rivolto a sé - è condivisione, è dare agli altri ciò che abbiamo avuto la fortuna di poter apprendere e capire.

Mi hai insegnato che il vero tradimento del sapere è non donare agli altri, in maniera assolutamente disinteressata e con amore, quanto è stato donato a noi.


So che il nostro è solo un arrivederci, ma quanto mi manchi. 




lunedì 2 gennaio 2017

Questo è il diritto… questi sono giuristi!




“…legato al Male è chiunque abbia visto e non abbia agito,
chiunque abbia distolto lo sguardo, perchè non voleva vedere,
 sebbene avesse potuto farlo,
ma colpevoli sono stati anche tutti coloro che
non avevano occhi capaci di vedere”.


Erich Neumann






Sommario: 1. Premessa; 2. Eppure… c’è un giudice a Roma; 3. La Corte Internazionale di Giustizia; 4. Sembra finita… e invece; 5. Corte Costituzionale, sentenza n. 238 del 2014; 6. Questo è il diritto… questi sono giuristi.


1.   Premessa.



Spesso, quando si leggono atti o sentenze, si è presi da un senso di smarrimento. Si possono leggere, infatti, pagine e pagine in cui sono citate leggi, articoli e commi senza intravedere tra le righe un solo cenno al “bene” che si vuole tutelare.

Lo diciamo subito: tutto ciò non ha nulla a che fare con il diritto, il cui scopo è, sin dai tempi di Giustiniano, quello di tener conto degli uomini e proteggerli[1].

Questa “perdita di senso” ha portato, infatti, molti giuristi a ritirarsi da una professione (avvocato o magistrato) in cui non si riconoscono più, sovrastati, schiacciati, annientati da un diritto moderno che “Con la svalutazione di tutti gli antichi valori - teologici o naturalistici o razionalistici -  si è consegnato, per intero, alla volontà degli uomini, che è volontà di potenza, che è volontà di profitto…in cui le norme sono ‘prodotte’: al pari di ogni merce, offerte ai consumatori, usate, logorate, sostituite. E, affinché la produzione sia ‘razionale’… il diritto adotta i modi della procedura. Le procedure, appunto, del produrre e applicare diritto: canali, pronti ad accogliere qualsiasi contenuto e perciò indifferenti verso ogni contenuto… perché la volontà di profitto è indifferente rispetto ai contenuti… Il giurista avverte che le singole norme sono e potevano non essere; che, uscite dal nulla, possono ritornare nel nulla…Ed ecco, quindi, che, perso il proprio scopo, si aggrappa alla procedura perché l’’indifferenza contenutistica sospinge verso il culto della forma…[2].

Il risultato è che, oggi, nei Tribunali, si applica la legge, ma pochi ricordano cosa sia il diritto ed i suoi principi fondamentali, mentre la giustizia pare non avere più casa.